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Dove la città resiste: abitare le rovine del presente

AL MUSEO MACRO DI ROMA VIA NIZZA

Roma vive oggi una pressione crescente dovuta ai grandi progetti speculativi guidati da fondi immobiliari che stanno riconfigurando intere porzioni della città, sottraendo spazi verdi, aree pubbliche e luoghi dell’abitare. Una dinamica che rischia di cancellare storia e identità, espellendo progressivamente gli abitanti dai quartieri.

Queste trasformazioni fanno da sfondo alla mostra Abitare le rovine del presente, che ha inaugurato giovedì 11 dicembre al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma.

Il progetto nasce come sviluppo di Agency for Better Living, presentato al Padiglione Austria della Biennale Architettura 2025, a cura di Lorenzo Romito, Sabine Pollak e Michael Obrist, e viene qui ripensato per gli spazi del museo con la curatela di Giulia Fiocca e Lorenzo Romito.

La mostra affronta una delle questioni socio-politiche più urgenti del nostro tempo: il tema dell’abitare. Roma diventa laboratorio e caso di studio, una città ferita dalla speculazione ma capace, grazie alle comunità che la attraversano, di rigenerarsi ciclicamente. Le “rovine” della capitale vengono reinterpretate come territori del possibile, dove pratiche spontanee di riuso, rinaturalizzazione e convivenza generano nuove ecologie urbane e spazi abitativi di qualità.

Ne emerge una narrazione composta da installazioni, materiali d’archivio e dispositivi visivi: una mappa di esperienze che porta alla luce ciò che spesso resta invisibile, ovvero la forza dell’intelligenza collettiva, dell’autogestione e dell’autocostruzione, in dialogo con il tema della Biennale Intelligenze Artificiali, Collettive e Naturali.

Il percorso espositivo si articola in due sale.
La prima è dedicata a singole esperienze urbane e sociali, tra cui Quarticciolo, Spin Time, Metropoliz, Lago Bullicante, Ararat ed ex Mercati Generali. In questo spazio è presente anche una grande mappa che raccoglie i luoghi occupati, rinaturalizzati e abbandonati, le cui storie vengono raccontate all’interno del modello di Corviale, emblematico complesso residenziale degli anni Settanta.
La seconda sala propone invece una lettura alternativa rispetto alla narrazione ufficiale della storia urbana di Roma dal 1870 a oggi, mettendo in luce processi, conflitti e pratiche spesso rimasti ai margini del racconto istituzionale.

Il progetto è realizzato con la collaborazione di numerose realtà e collettivi attivi sul territorio, tra cui Stalker, Spin Time Labs e IURMAP psicogeografie, e intende offrire un contributo concreto al dibattito sul futuro degli spazi urbani in un momento in cui Roma attraversa trasformazioni profonde ed è segnata da nuove minacce di sgombero, come quella che ha colpito ZKsquatt nel quartiere di Casal Palocco, attivo da ventiquattro anni, e quelle che interessano L38 Squat, Forte Prenestino e Spin Time.

La mostra sarà visitabile fino al 22 marzo 2026.

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